L’impegno di ricordare quelle persone che hanno sofferto, lottato per ideali di giustizia e di pace.
Arturo Di Sabato
Venerdì 21 marzo primo giorno di primavera si celebra la XXX Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafia, organizzata dall’Associazione antimafia Libera, una ricorrenza annuale di sensibilizzazione e mobilitazione in ricordo delle vittime della mafia in Italia e nel mondo riconosciuta l’8 marzo del 2017 dallo Stato Italiano con la legge n. 20.
L’inizio della primavera simboleggia la rinascita, la vita, l’inizio di un percorso di impegno e di speranza per un lungo periodo e la lotta alla criminalità.
L’idea di celebrare questa giornata che unisse la memoria e l’impegno in nome di vittime innocenti delle mafie che hanno sconvolto le loro famiglie e l’Italia intera. Dopo la seconda guerra mondiale, il ’68 e gli anni di piombo, l’Italia vacillava per una crisi del sistema politico italiano il quale finì travolto dalle indagini anti-corruzione avviate a Milano dal Pool di Mani Pulite. La Mafia continuava a scatenare vari attentati colpendo la penisola da Via dei Georgofili a Firenze, via Palestro a Milano, San Giorgio al Velabro e San Giovanni Laterano a Roma.
Ma gli attentati mafiosi cominciarono molto prima colpendo figure particolari come il Commissario Boris Giuliano, il Presidente della Regione Sicilia Pier Santi Mattarella (fratello del Presidente), il Beato Rosario Livatino, per tutti il Giudice ragazzino che mori sulla strada verso Agrigento, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il Commissario Ninni Cassarà, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino uccisi barbaramente nelle esplosioni dell’autostrada di Capaci e di via d’Amelio a Palermo e Padre Pino Puglisi (3P), ucciso il 15 settembre da Cosa Nostra nel giorno del suo 56° compleanno a causa del suo impegno evangelico e sociale. Il 25 maggio 2013, sul prato del Foro Italico di Palermo, davanti a una folla di circa centomila fedeli, è stato proclamato Beato.
Dopo queste stragi nacque tra l’estate del 1994 e la primavera del 1995 una rete nazionale di associazioni cui fu dato il nome di “Libera” della quale Don Luigi Ciotti fu il fondatore.
Queste persone che sono morte non sono eroi ma martiri perché hanno sacrificato la loro vita fino a proteggere quella degli altri e per l’adempimento del proprio dovere, quel dovere a cui hanno creduto fino in fondo. Giovanni Falcone amava ripetere: «Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana».
Non avevano paura di morire; anzi Paolo Borsellino diceva sempre che chi ha paura muore tutti i giorni e chi non ha paura muore una volta sola e nell’ultima intervista a concessa a Lamberto Sposini del Tg5 che gli chiese se si sentisse un sopravvissuto rispose con le parole del commissario Cassarà:«Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano».
Anche gli agenti di scorta di Falcone (Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Di Cillo) e di Borsellino (Agostino Catalano, Claudio Traina, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi) sapevano benissimo il rischio che correvano, ma non volevano cambiare lavoro perché proteggendo i giudici combattevano anch’essi la mafia.
Le famiglie di questi poveri ragazzi, hanno perso i mariti, con figli piccolissimi, soprattutto la scorta di Falcone dove la prima auto fu disintegrata dall’esplosione. Il caposcorta Antonio Montinaro, spesso diceva a sua moglie Tina:«Quando succederà, verrai a raccogliermi col cucchiaino». Questo è il senso della patria, della sicurezza, come Emanuela Loi che volle entrare a tutti i costi nella scorta di Borsellino per proteggerlo. Ma l’unico responsabile che non li ha protetti, solo Stato perché non erano completamente al sicuro, così come tanta altra povera gente del nostro territorio che forse non abbiamo mai conosciuto o che non è al sicuro e non conosciamo.
Non possiamo, anzi non dobbiamo per nessun motivo dimenticare per chi ha lottato per noi e per chi verrà dopo di noi, per un senso di giustizia, di pace e non dimentichiamo di pregare per loro.
Come già detto, non sono eroi: sono martiri perché credevano alla giustizia, non alla corruzione, non al male, ma volevano una coesione sociale.
In tutta l’Italia e nel mondo sono tante le iniziative per questa giornata, anche nel nostro territorio come il presidio cittadino di Libera Foggia, insieme all’Azione Cattolica, all’Arcidiocesi Foggia Bovino, alla Fondazione Antiusura Buon Samaritano, e a tante altre associazioni.