Il ritratto di don Giuseppe Puglisi, il prete ucciso dalla Mafia nel giorno del suo
56° compleanno a causa del suo impegno evangelico e sociale nel quartiere
popolare di Brancaccio a Palermo.
Arturo Di Sabato
Venerdì 21 marzo in tutta Italia è stata celebrata la XXX Giornata della memoria e dell’impegno, in ricordo delle vittime innocenti della mafia.
Nell’articolo dedicato alla giornata del 21 marzo ho citato varie vittime, tra i quali anche sacerdoti che hanno dato la propria vita per l’impegno evangelico.
In questo articolo ricorderemo la figura del Beato Giuseppe Puglisi, il prete antimafia ucciso per il suo impegno evangelico.
Don Giuseppe è nato il 15 settembre 1937 nel cortile Faraone di Brancaccio, 12° quartiere periferico di Palermo da una famiglia modesta; il padre Carmelo era un calzolaio e la madre Giuseppa Fana era una sarta. A 16 anni entrò nel seminario arciverscovile di Palermo e il 2 luglio 1960 all’età di 22 anni, fu ordinato presbitero dall’allora arcivescovo di Palermo, il cardinale Erbesto Ruffini. Nel 1961 fu nominato vicario presso la parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata di Settecannoli e successivamente rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi.
Nel 1963 fu nominato anche cappelano presso l’orfanatrofio Roosevelt e vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta alla borgata marinara di Valdesi In questi anni don Puglisi cominciò a maturare la sua attività educativa rivolta particolarmente ai giovani.
Il 1º ottobre 1970 venne nominato parroco a Godrano, paese della provincia palermitana che in quegli anni era interessato da una feroce lotta tra due famiglie mafiose che si riconciliarono grazie alla sua opera di evangelizzazione. Dal 1978 al 1992 ricoprì diversi incarichi diocesani, regionali e nazionali come nell’ufficio Vocazioni, l’Azione Cattolica, la FUCI, la direzione spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo e l’insegnamento.
Il 29 settembre 1990 fu nominato parroco della chiesa di San Gaetano, nel suo quartiere natale di Brancaccio in cui la criminalità organizzata esercitava il proprio controllo tramite i fratelli Graviano, legati a Totò Riina: qui incominciò la lotta antimafia di 3P (Padre Pino Puglisi).
Egli con tenacia tentava di riportare sulla giusta via coloro che erano già entrati nel vortice della mafia e cercava di distogliere quelli che consideravano i mafiosi degli idoli e delle persone meritevoli di rispetto e fiducia. Desiderava far capire che si può ottenere rispetto dagli altri semplicemente per le proprie idee e i propri valori, in onestà e nel pieno rispetto della legge. Tutto questo lo faceva nelle Sante Messe rivolgendosi esplicitamente ai mafiosi durante le sue omelie e a volte anche sul sagrato della chiesa: tutto alla luce del sole, come diceva lui.
Don Puglisi riuscì a prendere sotto la propria protezione ragazzi e bambini che, senza il suo aiuto sarebbero stati inevitabilmente trascinati nel mondo mafioso. Continuava a ricevere una lunga serie di minacce di morte di cui don Pino non parlò mai con nessuno. Il 29 gennaio 1993 inaugurò a Brancaccio il centro Padre Nostro per la promozione umana e la evangelizzazione.
Il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno intorno alle 20.40 venne ucciso davanti al portone di casa a Brancaccio in piazzale Anita Garibaldi, traversa di viale dei Picciotti. Don Pino era arrivato a bordo della sua Fiat Uno e, sceso dall’automobile si era avvicinato all’ingresso della sua abitazione.
Gaspare Spatuzza, soprannominato ‘u Tignusu’ (il calvo), lo afferrò per un braccio: “Padre, questa è una rapina”. Il sacerdote ha avuto solo il tempo di rispondere sorridendo: “me lo aspettavo”. Salvatore Grigoli, sparò vigliaccamente alle spalle uno o più colpi di pistola colpendolo alla nuca. Dopo l’arresto sia Grigoli sia Spatuzza sembrarono intraprendere un cammino di pentimento, conversione e collaborazione con la giustizia. I Mandanti dell’omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati il 26 gennaio 1994. Furono anche i mandanti della strage di Via D’Amelio dove morì il giudice Borsellino e la sua scorta.
Don Puglisi fu tumulato in un primo momento nel cimitero di Sant’Orsola a Palermo, dove sulla tomba furono scolpite le parole del Vangelo di Giovanni: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.
Il 15 settembre 1999 l’allora arcivescovo di Palermo, il cardinale Salvatore De Giorgi, aprì ufficialmente la causa di Beatficazione proclamandolo Servo di Dio.
Il 28 giugno 2012 Papa Benedetto XVI, ha concesso la promulgazione del decreto di beatificazione per il martirio in odium fidei. Alla Beatificazione avvenuta al Foro Italico di Palermo il 25 maggio 2013 parteciparono più di 100.000 persone.
Il 15 aprile 2013, dopo la ricognizione canonica della salma effettuata alla presenza del Vescovo ausiliare di Palermo il corpo di don Pino fu traslato dal cimitero di Sant’Orsola alla Cattedrale di Palermo durante la quale è stata prelevata parte di una costola, usata e venerata come reliquia durante il rito di beatificazione.
La Chiesa ne ricorda la memoria il 21 ottobre, giorno del suo Battesimo.