Il ricordo del Papa venuto dall’est nel pieno a venti anni della sua nascita al cielo.

 Arturo Di Sabato

Karol Józef Wojtyła (familiarmente chiamato Lolek), nacque a Wadowice il 18 maggio 1920 da Karol e di Emilia Kaczorowska.

A nove anni ricevette la Prima Comunione e a diciotto il sacramento della Cresima. Terminati gli studi al ginnasio, nel 1938 si iscrisse all’Università di Cracovia, ma quando fu chiusa dai nazisti, Lolek lavorò in una cava per evitare la deportazione in Germania. Fu il promotore del Teatro clandestino in alcuni sotterranei perché i nazisti avevano chiuso quello comunale.

A partire dal 1942, frequentò il seminario maggiore clandestino di Cracovia diretto dall’Arcivescovo Sapieha.

Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore, nuovamente aperto e nella Facoltà di Teologica, fino alla sua ordinazione sacerdotale che avvenne il 1° novembre 1946 a Cracovia. Successivamente conseguì il dottorato in teologia a Roma.

Ritornato in Polonia, fu inviato prima nella parrocchia di Niegowić, poi in quella di San Floriano e nominato cappellano degli universitari. Divenne professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario di Cracovia e nella Facoltà Teologica di Lublino.

Il 4 luglio 1958, Pio XII lo nominò Vescovo Ausiliare di Cracovia e titolare di Ombi e il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia da Paolo VI, che lo creò Cardinale il 26 giugno 1967. Al Concilio Vaticano II (1962-1965) diede un importante contributo alla costituzioneGaudium et spes

Conobbe Padre Pio nel 1947, quando ancora seminarista, si recò a San Giovanni Rotondo insieme ad un suo connazionale. Nel 1962 scrisse a Padre Pio chiedendo una preghiera per una sua amica malata di cancro e undici giorni dopo scrisse nuovamente per ringraziarlo per l’avvenuta guarigione. Ritornò due volte per venerare le spoglie del frate: il 1° novembre del 1974 e poi il 23 maggio 1987.

Dopo la morte di Giovanni Paolo I, i cardinali si riunirono nella cappella Sistina per un nuovo conclave (il secondo per Wojtyla).  

Il 16 ottobre 1978, a soli 58 anni fu eletto all’ottavo scrutinio e scelse di chiamarsi Giovanni Paolo II, in ricordo del predecessore.

Alle 18:18 dal comignolo della Sistina si levò la fumata bianca e mezz’ora dopo, il cardinale protodiacono Felici annunciò l’avvenuta elezione suscitando grande stupore essendo il primo Papa non italiano dopo 455 anni.

Dopo pochi minuti si affacciò alla Loggia delle benedizioni in piazza San Pietro gremita di fedeli solo per la Benedizione Urbi et Orbi, ma ruppe la tradizione: «Lo hanno chiamato da un paese lontano. Non so se posso bene spiegarmi nella vostra, la nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi corrigerete».  

Il 22 ottobre, nella Santa Messa di inizio del Ministero Apostolico, la sua omelia fu profetica: «Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici».

Il 13 maggio 1981, in piazza San Pietro subì fu ferito da due colpi di pistola, uno alla milza e uno al dito. Perdonò il suo attentatore il turco Ali Agca che poi andò trovarlo in carcere. Riconoscendo di essere stato salvato dalla mano materna di Maria, il Papa fece incastonare il proiettile nella corona della statua della Madonna di Fatima.

Giovanni Paolo II ha viaggiato tanto in Italia; in Sicilia nel maggio 1993 al termine della Santa Messa nella Valle dei Templi di Agrigento, a braccio citando il quinto comandamento (Non uccidere) attaccò apertamente la mafia invitando i responsabili alla conversione: «Una volta verrà il giudizio di Dio!».

I viaggi apostolici nel mondo, come segno di dialogo, di ecumenismo, di missione 104. Tra questi: il Messico, la sua Polonia, l’ONU, la Germania dove ebbe un ruolo determinante per l’abbattimento del muro di Berlino, Cuba e la Terra Santa dove ha chiesto scusa per gli errori commessi dalla Chiesa.

Nel 1983 indisse l’Anno Giubilare Straordinario della Redenzione, nel 1987 l’Anno Mariano, nel 2004 l’Anno dell’Eucaristia e nel 2000 aprì l’Anno Santo del Giubileo. Avvicinò a sé le nuove generazioni con l’indizione della Giornata Mondiale della Gioventù. Nel 2000 a Tor Vergata (Rm) rivolse un caloroso discorso, (il suo testamento) ai giovani definendoli le sentinelle del mattino.

Nonostante la sua salute compromessa rimase sempre stato accanto ai suoi fedeli.

Il 1° febbraio 2005  fu ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, dove restò fino al 10 febbraio per una tracheotomia. La domenica delle Palme, il 27 così come il 30 marzo, si affacciò alla finestra in piazza San Pietro, tentò di parlare ma emise solo un prolungato respiro. É stato senza dubbio, l’Angelus più bello, “il messaggio” più toccante dei 27 anni di pontificato di un uomo e cristiano tenace e fedele.

Morì alle ore 21:37 del 2 aprile 2005, vigilia della Domenica della Divina Misericordia da lui istituita, all’età di 84 anni. L’annuncio della morte venne dato da Mons. Leonardo Sandri a migliaia di persone raccolte in preghiera con le lacrime agli occhi che poi si lasciarono andare in un applauso lungo e sincero.

I funerali, celebrate dal cardinale Joseph Ratzinger in qualità di decano del Collegio cardinalizio, ebbero luogo sei giorni dopo, in piazza San Pietro con la partecipazione di un altissimo numero di capi di Stato e di governo, oltre ai rappresentanti di tutte le religioni con le quali Giovanni Paolo II aveva consolidato un ottimo rapporto. Molti applausi e grida di Santo subito” accompagnarono l’omelia di Ratzinger.

Al termine della celebrazione Papa Wojtyła fu sepolto nelle Grotte Vaticane, nella stessa tomba che aveva precedentemente conservato i resti di Giovanni XXIII.

Benedetto XVI il 28 aprile,dopo soli 57 giorni aprì il Processo per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione, proclamandolo Venerabile il 1° dicembre 2009 e Beatificandolo il 1° maggio 2011. Il feretro per l’occasione fu riesumato e poi è tumulato presso la cappella di San Sebastiano nella Basilica Vaticana.

Il 27 aprile 2014, Festa della Divina Misericordia (come per la Beatificazione) è’ stato canonizzato insieme a Giovanni XXIII da Papa Francesco alla presenza del papa emerito Benedetto XVI.

Nel suo testamentoripropose il motto Totus Tuus, il suo affidamento nelle mani materne di Maria, senza lasciare nessuna proprietà e chiedendo che i suoi appunti venissero bruciati dal suo fedelissimo segretario don Stanislao che ringraziava calorosamente.