Il mondo aspettava la fine della guerra dopo la telefonata tra i due leader mondiali, invece il braccio di ferro è sempre più visibile.
Arturo Di Sabato
La guerra è giunta al giorno 1.135 e le speranze di tutti con il fiato sospeso per la telefonata tra Trump e Putin si sono affievolite se non spente. E’ stata solo una propaganda di dati da parte dei media: chi diceva che fosse durata circa 3 ore, chi 2, altri 90 minuti, qualche agenzia solo 45. Alla fine lo zar russo ha dettato le sue condizioni e Trump deluso sta pensando ad una ritorsione applicando sanzioni aggressive a Mosca.
Il tycoon, non vuole di cedere e di ammettere di aver fatto un buco nell’acqua.
Intanto le truppe russe continuano a bombardare notte e giorno Kiev e le regioni ucraine provocando la perdita di civili a causa dei bombardamenti sulle strutture sanitarie.
La coalizione dei volenterosi riunitasi a Parigi, non è giunta ad una soluzione del problema, come volevasi dimostrare. La premier italiana Giorgia Meloni, ha ribadito che l’unico invio di soldati, sarà possibile solo come missione di peacekeeping e sotto l’egida dell’ONU. Invece, per altre soluzioni, devono essere coinvolte la NATO e gli USA.
L’unione europea sembra più determinata a finanziare soldi per la difesa ucraina ma soprattutto al riarmo sul quale punta molto la Presidente Ursula entro il 2030 puntando alla spesa di 800 miliardi di euro.
Nel tentativo di conquistare Giorgia, definisce il riarmo non solo un vantaggio, ma anche una grande opportunità per l’industria italiana, per l’economia delle società italiane, ma anche delle infrastrutture al servizio delle persone, come gli ospedali.
Ursula, è così presa dal riarmo che non sa che la sanità italiana deve risuscitare e non deve confondere le armi con la sofferenza.
Tra l’altro ancora non entra nella piena convinzione che dalle 22.00 (ora italiana) del 2 aprile sono entrati in vigore i dazi imposti da Trump, anche se a parole ha già parlato di rappresaglie.
Al Santo Padre che invita a disarmare le parole, le menti e soprattutto la Terra, si aggiunge l’Arcivescovo di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo Mons. Franco Moscone, che alla veglia per la pace con coraggio ha detto che si è sempre riconosciuto e dichiarato europeo, più che italiano, ma dopo l’atto del parlamento europeo di Bruxelles sul riarmo, si vergogna di essere europeo perché non è più l’Europa dei Padri del Trattato di Roma del 25 marzo 1957 che era per la Pace e non per la guerra. Inoltre ha denunciato il debito di pochi miliardi di euro che l’europa non ha condonato alla Grecia, ma ora pensa solo agli 800 miliardi di euro per il riarmo.

Padre Franco con altrettanto coraggio ha parlato del genocidio di Gaza, definendo quest’ultima e la Palestina dal 1947 un campo di concentramento a cielo aperto e poi dal 2023 un campo di sterminio a cielo aperto con il silenzio del mondo e dell’europa.
Mentre da un lato sembra sia sceso il silenzio sull’Ucraina a causa del flop telefonico e sulle manovre militari della Cina intorno all’isola di Taiwan; dall’altro, invece, si abbatte con ferocia lo sterminio su Gaza. Ieri, sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano sulla città di Khan Younis, nel sud della Striscia cinque donne, una delle quali incinta con due bambini e tre uomini della stessa famiglia sono stati uccisi, così come i proprietari della casa che è stata bombardata.
Il Pentagono, non fa altro che sostenere il premier israeliano tanto da inviare una seconda portaerei in Medioriente dove la guerra è giunta al giorno 545 e non resta solo che pregare e invocare il dialogo